Economia sociale in numeri
Nella presente sezione vengono presentati alcuni dati di dettaglio relativi all’economia sociale, in modo da evidenziare la grande rilevanza economico-sociale degli enti non profit. Si stima, infatti, che il sistema non profit abbia un valore economico annuo di 84 miliardi di euro, pari al 4,4% del PIL nazionale[1].
Istituzioni non profit
Secondo i dati più recenti, forniti dall’Istat al 31 dicembre 2023[2] e riportati nella tabella seguente, le istituzioni non profit attive in Italia sono pari a 368.367 e, complessivamente, impiegano sul territorio un numero pari a 949.200 dipendenti. Rispetto al 2022, anno in cui si era registrato un lieve calo, le istituzioni non profit sono in crescita del +2,3%, mentre i dipendenti sono aumentati del 3,2%, consolidando il trend di crescita riscontrato nell’anno precedente.
Nel 2023 le istituzioni non profit sono cresciute in tutto il Paese, in particolare al Sud (+4,1%), dove gli incrementi più rilevanti si riscontrano nelle regioni Basilicata (+7,4%), Abruzzo e Puglia (+5,2% entrambe) e Calabria (+3,7%).
Il 49,7% delle istituzioni non profit è attivo al Nord, il 22 % al Centro, il 18,8% e il 9,5% rispettivamente al Sud e nelle Isole. Tra il 2022 e il 2023, i dipendenti impiegati dalle istituzioni non profit sono aumentati in tutte le ripartizioni territoriali ma in misura più intensa nelle Isole (+5,9%), al Centro (+5,0%) e al Sud (+4,6%). L’incremento dei dipendenti è particolarmente ampio in Calabria (+11,0%) e in Campania (+10,9%) ed è dovuto per lo più alla crescita dimensionale delle cooperative sociali. Il personale dipendente, invece, diminuisce solo nelle istituzioni localizzate in Liguria (-6,1%) e in Puglia (-4,1%).
Nel 2023 le regioni che si sono caratterizzate per una maggiore presenza di istituzioni non profit, misurata attraverso il parametro del numero di dipendenti ogni dieci mila abitanti, sono state: la Provincia autonoma di Trento (266,6), il Lazio (217,6), la Provincia autonoma di Bolzano (215,5), la Lombardia (208,6) e l’Emilia-Romagna (200,7). Nel Mezzogiorno, invece, il numero di dipendenti ogni dieci mila abitanti è più elevato in Sardegna (159,0) e in Basilicata (143,4).
Tabella 1: numero delle istituzioni non profit e dei loro dipendenti riferita all’anno 2023 per Regione, Provincia e ripartizione geografica, in valori assoluti, per 10mila abitanti e in variazione percentuale rispetto al 2022.

Fonte: Struttura e profili del settore non profit – Anno 2023 – Sito web ufficiale Istat
Nel Registro Unico nazionale del Terzo Settore (RUNTS), sulla base dei dati aggiornati al 31 dicembre 2023, risultano già iscritte circa 120 mila istituzioni non profit e, dall’esame dell’attività di interesse generale (AIG) degli ETS[3], emerge che il principale ambito di operatività dagli enti neoiscritti al RUNTS è legato alle “attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale” (34,0% che diventa il 47,8% nelle APS); a seguire vi sono le attività di “ambito educativo e formativo” (13,9%), gli “interventi e i servizi sociali” (12,4%) e la “tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio” (7,3%). Considerando, invece, le attività in senso più esteso comprendenti, quindi, anche le attività complementari a quella principale, la percentuale di enti che si occupa di “attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale” aumenta significativamente (56,9%), così come anche la quota di chi si occupa di “educazione, istruzione e formazione professionale” (26,5%) e della “tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio” (19,7%). Per quanto riguarda, invece, le attività inerenti agli “interventi e i servizi sociali”, nell’ambito della propria attività la quasi totalità degli enti (95,5%) fa ricorso a strumenti di comunicazione per promuoversi e rendersi più visibili. La gran parte (94,4%) ricorre al sito web dell’ente e ai social network (ad esempio Facebook ed Instagram), mentre l’opzione della messagistica istantanea è utilizzata solo in via residuale.
Associazioni, fondazioni e cooperative sociali
Tra il 2022 e il 2023, la crescita del numero delle istituzioni non profit ha interessato principalmente le associazioni (+2,6%) e le fondazioni (+2,5%), mentre le cooperative sociali, in calo dal 2018, continuano a diminuire (-2,6%). L’associazione è la forma giuridica che raccoglie la quota maggiore di istituzioni non profit (85,3%) e, a seguire, vi sono quelle con altra forma giuridica (8,4%), le cooperative sociali (3,9%) e le fondazioni (2,4%).
Rispetto al 2022, le istituzioni non profit crescono nei settori delle attività ricreative e di socializzazione (+13,7%), della filantropia e della promozione del volontariato (+8,9%) e della tutela dei diritti e dell’attività politica (+8,8%), prevalentemente per effetto dell’aumento delle associazioni di promozione iscritte al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS). Il settore delle attività sportive registra la diminuzione maggiore di istituzioni non profit (-2,8%), anche se il settore dello sport continua ad avere il numero di istituzioni non profit più elevato (32,3%), seguito da quelli delle attività ricreative e di socializzazione (16,6%), delle attività culturali e artistiche (15,4%) e dell’assistenza sociale e della protezione civile (9,4%).
Come si evince dalla tabella seguente, i dipendenti crescono in misura maggiore nel settore delle attività sportive (+13,2%), in ripresa dopo gli anni della crisi pandemica, seguito da quelli delle attività ricreative e di socializzazione (+8,4%) e dell’assistenza sociale e della protezione civile (+5,2%). Diversamente, i dipendenti diminuiscono nei settori dove è già meno diffuso l’impiego di personale dipendente, come quelli della tutela dei diritti e attività politica (-7,8%) e della filantropia e promozione del volontariato (-4,6%), mentre la riduzione che si osserva nella sanità è dovuta al passaggio di una struttura ospedaliera di grande dimensione nel novero delle istituzioni pubbliche. Nel 2023, la distribuzione del personale dipendente permane concentrata in pochi settori, quali l’assistenza sociale e la protezione civile (50,0%), l’istruzione e la ricerca (14,5%), lo sviluppo economico e la coesione sociale (11,0%) e la sanità (10,1%).
Tabella 2: distribuzione del personale dipendente tra gli enti non profit riferita all’anno 2023

Fonte: Struttura e profili del settore non profit – Anno 2023 – Sito web ufficiale Istat
Cinque per mille per le istituzioni non profit
Come riportato nella tabella seguente, nel 2023 le istituzioni non profit iscritte nell’elenco permanente degli enti destinatari del cinque per mille sono state 71.378 (19,4% del totale), in leggero aumento rispetto all’anno precedente (+2,9%). Rispetto al 2022, l’importo ricevuto (circa 459,8 milioni di euro) è aumentato del 3,0% e ancora più consistente è la crescita (+16,5%) del numero di scelte espresse dai contribuenti al momento della dichiarazione che si attestano intorno ai 13 milioni.
Le istituzioni del Nord-ovest, che rappresentano il 27,7% delle beneficiarie del contributo del cinque per mille, raccolgono il 38,9% delle scelte espresse dai contribuenti, quota che sale al 45,5% considerando gli importi. Il 31,1% delle scelte espresse dai contribuenti è destinata alle istituzioni non profit attive nelle regioni del Centro. Le istituzioni non profit delle altre ripartizioni geografiche ricevono una quota minore di scelte espresse dai contribuenti in rapporto al loro peso relativo tra gli enti beneficiari del cinque per mille.
Il confronto tra la distribuzione delle istituzioni ammesse al contributo del cinque per mille e quella delle scelte operate dai contribuenti consente anche di individuare i settori di attività maggiormente premiati dai cittadini. I settori di attività, in cui la quota di scelte espresse dai contribuenti è superiore al peso relativo delle istituzioni che vi operano, sono: istruzione e ricerca (20,9% contro 3,1%), cooperazione e solidarietà internazionale (10,8% contro 4,5%) e sanità (13,7% contro 8,6%). All'opposto, la quota di scelte è minore nei settori delle attività sportive, culturali e artistiche, ricreative e di socializzazione.
Per quanto riguarda la qualifica giuridica, le scelte compiute dai contribuenti attraverso il cinque per mille hanno interessato principalmente gli enti di terzo settore non classificati altrove (32,1%), di cui nel 2022 circa un quarto aveva esclusivamente la qualifica di Onlus, le organizzazioni di volontariato (26,4%), e in misura minore le imprese sociali (3,6%) e le associazioni/società sportive dilettantistiche (3,7%).
L’Agenzia delle Entrate ha comunicato che, a partire dal 1° gennaio 2026, l’Anagrafe delle ONLUS è stata soppressa[4]. Per mantenere il diritto al contributo del 5 per mille, pertanto, è necessario che ciascun ente, inserito nell’elenco permanente degli enti iscritti 2026 - ONLUS e accreditati al 31 dicembre 2025, presenti, ove non abbia già provveduto, un’istanza di iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), entro il 31 marzo 2026 e secondo le modalità definite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Tabella 3: dati riferiti all’anno 2023 relativi alle istituzioni non profit iscritte nell’elenco degli enti destinatari del 5 per mille.

Fonte: Struttura e profili del settore non profit – Anno 2023 – Sito web ufficiale Istat
----------------------------------
[1] Dati riportati nel “Rapporto sulla sussidiarietà 2021-2022” della Fondazione sussidiarietà.
[2] Dati pubblicati in data 10.10.2025 sul sito web ufficiale dell’Istat e relativi al censimento permanente delle istituzioni non profit.
[3] Dati riportati nel Rapporto 2024 sul Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, predisposto dal Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali con Unioncamere.
[4] Comunicazione riportata sul sito web ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, sezione archivio – 5 per mille – Elenco permanente degli enti iscritti per il 2026.