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L’export italiano – governance, quadro statistico e accordi commerciali

Data 30/06/2026

Governance

Gli attori principali del sistema, che rivestono un ruolo fondamentale ai fini dello sviluppo dell’export italiano, sono:

  • Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) che esercita, tra le altre competenze, quelle in materia di commercio internazionale e di internazionalizzazione del sistema Paese[1]attraverso la Direzione Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni che coordina le attività di promozione dell’Italia, in stretto raccordo con partner pubblici e privati e con le diverse articolazioni del Sistema Italia[2], per promuovere la crescita del Paese e l’internazionalizzazione delle imprese italiane; tale Direzione, inoltre, accompagna e promuove, in una logica integrata, i grandi eventi internazionali che si svolgono in Italia, utilizzandoli quali leve preziose per la valorizzazione dell’Italia;
  • Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) che supporta e sostiene le imprese e tutela la qualità, l’innovazione e l’eccellenza del Made in Italy;
  • Comitato per il Made in Italy nel Mondo (CIMIM)[3] che elabora annualmente le linee guida e di indirizzo strategico per l’azione di promozione del Made in Italyle quali vengono successivamente declinate e definite dalla Cabina di Regia per l’internazionalizzazione[4];
  • ICE AgenziaAgenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane che offre servizi di assistenza, formazione e promozione per le piccole e medie imprese;
  • SACEServizi Assicurativi del Commercio Estero, gruppo assicurativo-finanziario, partecipato al 100% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, che supporta le imprese italiane nella loro crescita in Italia e in circa 200 Paesi nel mondo;
  • SIMEST, Società Italiana per le Imprese all'Estero, società del Gruppo CDP (Cassa Depositi e Prestiti), dal 1991 sostiene la crescita delle imprese italiane attraverso l’internazionalizzazione della loro attività. Azionisti sono Cassa Depositi e Prestiti, che la controlla al 76%, e un nutrito gruppo di banche italiane e associazioni imprenditoriali. SIMEST finanzia l'internazionalizzazione, l'espansione e la partecipazione a fiere internazionali;
  • Cassa Depositi e Prestiti (CDP), che supporta controparti estere (imprese, governi e banche) concedendo finanziamenti a medio-lungo termine per l’acquisto di beni e servizi da imprese italiane e/o proprie controllate/collegate estere;
  • Camere di Commercio che supportano le aziende a livello locale, raccogliendo le istanze dei distretti produttivi.

L’assetto in vigore razionalizza e rafforza il coordinamento tra la rete diplomatico-consolare e le altre istituzioni del Sistema Paese, ottimizzando il lavoro di squadra nella promozione dei prodotti italiane e nel sostegno all’export.

Quadro statistico del commercio estero 2025-2026

Il record dell’export raggiunto nel 2025 di 643 miliardi di euro, in crescita annua del 3,3% rispetto al 2024, rappresenta un risultato significativo per il sistema produttivo italiano: infatti, sempre più beni e servizi prodotti in Italia hanno come destinazione i mercati esteri. L’Italia è la sesta Nazione al mondo per le esportazioni, la seconda economia al mondo e la prima in Europa per diversificazione merceologica di beni esportati.[5]

Secondo i dati Istat il 2025 si è chiuso con segnali nel complesso positivi e la crescita complessiva delle esportazioni in valore ha interessato sia i mercati UE sia quelli extra UE. L’incremento degli acquisti è stato guidato dalla farmaceutica, dall’agricoltura, dai metalli e dai prodotti in metallo, dagli alimentari e dai macchinari[6].

Tali flussi hanno ampiamente compensato il calo degli approvvigionamenti di prodotti energetici (petrolio greggio e prodotti della raffinazione): infatti, nel 2025 le esportazioni italiane hanno toccato quota 643 miliardi di euro, in crescita annua del 3,3% rispetto al 2024[7].

La crescita economica del nostro Paese[8] ha mostrato nel complesso, nel 2025, una certa resilienza a fronte dell’attuale scenario internazionale, caratterizzato dalle nuove politiche tariffarie dell’amministrazione statunitense e dall’imposizione dei dazi aggiuntivi sembra avere prodotto effetti ancora poco diffusi.

Da uno studio ad hoc svolto dall’Istat[9] a gennaio 2026, nell’ambito dell’Indagine sulla fiducia delle imprese manifatturiere, emerge come la grande maggioranza delle unità che esportavano negli Stati Uniti non abbia registrato variazioni rilevanti nelle quantità e nei prezzi dei beni vendutiAnche l’orientamento strategico sui mercati esteri, per la maggior parte delle imprese, non ha subito variazioni significative, anche se un quarto di esse è alla ricerca di nuovi mercati di destinazione per le proprie merci, in particolare in Europa. Solo un’impresa su venti, infine, intende aprire nuovi stabilimenti produttivi negli Stati Uniti. Le restrizioni tariffarie statunitensi sembrano avere avuto un effetto inferiore alle attese anche sull’andamento delle esportazioni.

Nel 2025 la dinamica degli scambi in valore è stata positiva (rispettivamente +3,3 % per l’export e +3,1 % per l’import), con incrementi significativi nei confronti degli Stati Uniti (+7,2 % all’export e +35,9 % all’import), una performance rilevante anche sulla base delle contrazioni registrate dalla Francia, dalla Germania e dalla Spagna verso lo stesso mercato.

L’andamento positivo delle vendite all’estero di prodotti della manifattura (+3,2%) − che genera l’80% dell’export totale di beni − si concentra in alcuni comparti e mercati che hanno contribuito in misura molto più significativa alla dinamica complessiva delle esportazioni. Tra i settori trainanti spicca la farmaceutica:

  • Farmaceutica (+28,5%)
  • Mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli (+22,2%)
  • Metallurgia (+16,5%)
  • Alimentari (+6,3%)
  • Legno (+3,5%)

Tali settori hanno registrato nel 2025 una crescita rilevante, compresa tra il 16,5 e il 28,5%.

Di contro, sono state registrate flessioni nel settore dei prodotti petroliferi raffinati e coke (-31%), in quello della chimica (-2,4%) e nel raggruppamento comprendente articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti non classificati altrove (-4,1%).

Anche le importazioni di merci (+6%) sono state guidate da notevoli aumenti negli acquisti di macchinari e, soprattutto, di prodotti della farmaceutica (+35,5%).

In tali dinamiche settoriali, gli scambi con gli Stati Uniti hanno rivestito un ruolo di primo piano: le vendite dei comparti di mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli e della farmaceutica sono aumentate di oltre il 50 % in un anno, trainate da imprese esportatrici appartenenti a gruppi multinazionali, prevalentemente a controllo italiano, che rivestono un peso molto rilevante sui flussi da e verso questo mercato (tra l’80% e il 90% per export e import).

L’imposizione di dazi più elevati su una vastissima gamma di beni ha, tuttavia, prodotto effetti penalizzanti sulle vendite oltreoceano, che in assenza delle nuove misure avrebbero potuto registrare una dinamica ancora migliore.

Una stima a livello di impresa mostra, inoltre, che l’effetto prodotto dai dazi è stato differenziato: infatti, non ha riguardato tutte le imprese che esportavano negli Stati Uniti, ma solo quelle che avevano tale Paese come primo mercato di destinazione. L’impatto negativo è più evidente nel comparto dei mobili, più contenuto in quelli di abbigliamento, prodotti da minerali non metalliferi, alimentari e prodotti in metallo. Effetti positivi si riscontrano, invece, sulla crescita dell’export di carta e, soprattutto, di farmaceutica; in quest’ultimo caso, tra le possibili cause, un ruolo potrebbe essere stato giocato dalle esenzioni di alcuni prodotti esportati dai Paesi UE, oltre al riorientamento geografico dei flussi commerciali del settore successivamente all’imposizione dei dazi all’inizio del 2025.

Ai timori legati alla tenuta dell’export italiano a seguito dei dazi e all’aumento concorrenziale di beni importati dalla Cina, si sono aggiunte le preoccupazioni per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico dei Paesi europei, causate dal nuovo conflitto in Medio Oriente.

Più in generale, l’attenzione è rivolta alla vulnerabilità delle importazioni italiane nei confronti di un’eventuale interruzione, totale o parziale, della fornitura dall’estero di prodotti con valenza strategica. Rispetto alla Germania e alla Francia, l’Italia sconta, inoltre, una maggiore dipendenza dall’estero per i beni energetici, tra i più esposti alle turbolenze geopolitiche internazionali. Elementi di potenziale vulnerabilità emergono anche sul piano geografico: circa il 60% dell’import strategico italiano proviene direttamente da Paesi a rischio politico “medio” o “alto”. Tra i principali partner europei, l’Italia continua a rappresentare il Paese più esposto alla domanda extra UE (nel 2025 pesava il 48,2% sulle esportazioni nazionali) e, in particolare, a quella statunitense (10,8%).

Nel complesso, la vocazione export-led del nostro Paese e la sua forte proiezione verso i mercati extra UE hanno determinato effetti positivi sulla sua crescita economica nella fase di persistente espansione del processo di globalizzazione.

La crescente instabilità dei mercati extra-UE fa emergere la necessità di un riposizionamento competitivo delle imprese italiane nel mercato comune europeo e di un maggiore sfruttamento dei benefici del mercato unico, in termini di libera circolazione di persone, servizi e capitali e di eliminazione delle barriere al commercio. In questa direzione sembrano andare anche le recenti misure in corso di adozione dell’Unione europea, volte alla semplificazione dell’operatività delle imprese nel mercato interno e al rafforzamento della competitività del sistema produttivo europeo.

Inoltre, l’ISTAT ha evidenziato che, nel corso del 2025, l’incremento delle esportazioni dirette verso i mercati europei è stato caratterizzato da una maggiore vivacità tra agosto e dicembre, mentre non si evidenziano differenze significative nel caso delle esportazioni dirette verso i mercati extra UE. La dinamica delle esportazioni italiane verso l’UE è stata simile a quella tedesca, ma decisamente superiore a quelle di Francia e Spagna; verso i mercati extra UE solo la Francia ha registrato un incremento più elevato dell’Italia, mentre Germania e Spagna hanno evidenziato una contrazione.

Tali differenze sono più evidenti nei confronti degli Stati Uniti: solo per l’Italia, infatti, si è osservato un forte incremento delle esportazioni nel 2025 (+7,2%), a fronte di una riduzione per tutti gli altri Paesi, molto contenuta nel caso della Francia (-0,9%), decisamente marcata nel caso della Germania e della Spagna (superiore al -9%)[10].

Nel trimestre febbraio-aprile 2026, rispetto al precedente, l’ISTAT[11] ha riscontrato un aumento del 5% dell’export italiano rispetto al trimestre precedente. Ad aprile, infatti, l’export italiano è cresciuto su base annua dell’8,8% in valore e del 3,5% in volume. La crescita tendenziale delle esportazioni in termini monetari è più sostenuta per i mercati extra Ue (+12%) rispetto a quelli Ue (+5,9%).

Tra i settori che più contribuiscono alla crescita tendenziale nel periodo compreso tra maggio 2025 e aprile 2026 dell’export vi sono: i metalli di base e i prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+32,9%), coke e prodotti petroliferi raffinati (+52%), macchinari e apparecchi non classificati altrove (+6,3%), sostanze e prodotti chimici (+10,5%), autoveicoli (+16,1%) e apparecchi elettrici (+10,4%). Su base annua, i Paesi che forniscono maggiori contributi all’export nazionale sono Svizzera, poi Stati Uniti (+12,1%), Cina, Francia, Paesi OPEC[12] e Germania, riducendosi, invece, le esportazioni verso Turchia e Belgio.

Recente politica commerciale dell’UE e dell’Italia: India e Mercosur

Negli ultimi anni, l’Italia e l’Unione europea hanno perseguito politiche di apertura e di rafforzamento dei legami con i mercati strategici extra UE, attraverso la stipula di accordi con aree a elevato potenziale di crescita. Al riguardo, i recenti accordi commerciali siglati con il MERCOSUR (Mercato Comune del Sud)[13] e con l’India[14] rappresentano un passo significativo verso la diversificazione delle esportazioni italiane, in direzione di un ampliamento della platea di imprese attualmente coinvolte e del rafforzamento della quota di mercato dell’Italia in questi Paesi.

Tra i Paesi extra UE, l’India rappresenta il 14° mercato di sbocco per l’Italia mentre, in termini di approvvigionamenti, è il sesto Paese fornitore. L’India, con oltre 1,4 miliardi di abitanti e una crescita economica sostenuta[15]rappresenta, infatti, uno dei mercati emergenti più promettenti per le esportazioni italiane. L’accordo di libero scambio firmato il 27 gennaio 2026 copre diverse aree ritenute strategiche: prosperità e sostenibilità, tecnologia e innovazione, sicurezza e difesa, connettività.

Nel 2025, le esportazioni italiane verso l’India hanno registrato una decisa espansione (+9,4% rispetto al 2024), in particolare nei comparti dei Macchinari (+36,5%), Chimica (+10,6%), Metallurgia e prodotti in metallo (+9,2%), Farmaceutica (+7,8%), Mezzi di trasporto (+5,4%) e Apparecchi elettrici (+5%).

Questi settori coprono, pertanto, i tre quarti dell’export italiano in India, per un totale di 4,2 miliardi di euro. Rilevante è anche l’aumento di export di prodotti di agricoltura, silvicoltura e pesca: anche se con una quota ancora modesta (nel 2025 era pari all’1,5%), l’incremento delle vendite è stato pari al 10,7% rispetto al 2024, nonostante le sfide legate alla diversità culturale e alle specifiche esigenze dei consumatori locali.

Tabella 1: Interscambio commerciale tra Italia e India, per settore - Valori in milioni di euro

 

 

Fonte: elaborazioni Agenzia ICE su dati Istat, consultabile su: Mercati in tempo reale n.73 02.03.26

La traiettoria positiva delle esportazioni italiane, nonostante le incertezze geopolitiche e i dazi, fa emergere il dinamismo di tali imprese sui mercati esteri, in linea con gli obiettivi di diversificazione e sviluppo del Piano d’azione dell’export della Farnesina, che verrà analizzato successivamente.

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[1] Si tratta della strategia con cui uno Stato supporta le proprie imprese e la propria economia nell'espansione e nel radicamento sui mercati globali.

[2] Il Sistema Italia è una rete integrata di istituzioni, enti pubblici e soggetti privati che supporta le aziende nazionali nell'espansione commerciale oltre confine. Il suo scopo è superare le barriere burocratiche e finanziarie, promuovendo il Made in Italy e la competitività globale.

[3] Il Comitato per il Made in Italy nel Mondo (CIMIM) è stato istituito ai sensi dell’art. 9 del D.L. n. 11 novembre 2022, n. 173, convertito con modificazioni dalla L. n. 204 del 16 dicembre 2022, con il compito di indirizzare e coordinare le strategie in materia di promozione e internazionalizzazione delle imprese italiane, al fine di valorizzare il made in Italy nel mondo.

Il CIMIM è composto dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dal Ministro delle imprese e del made in Italy, che lo co-presiedono, e dai Ministri dell'economia e delle finanze, dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e del turismo. Alle riunioni del Comitato possono partecipare altri Ministri aventi competenza nelle materie poste all'ordine del giorno nonché, quando si trattano argomenti che interessano le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, il presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome o un presidente di regione o di provincia autonoma delegato.

[4] La Cabina di Regia per l’Internazionalizzazione (CdR) è l’organo che per legge (D.L. n. 98 del 6 luglio 2011, convertito con modificazioni dalla L. 111 del 15 luglio 2011, ha il compito di adottare e rendere operative le linee guida e di indirizzo strategico per l’azione di promozione del Made in Italy definite dal Comitato per il Made in Italy nel Mondo (CIMIM). Essa è co-presieduta dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy e ne fanno parte: il Ministero del Turismo (che la co-presiede per le materie di propria competenza), il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, la Conferenza delle Regioni, Unioncamere, ABI, Confindustria, Alleanza delle Cooperative Italiane, Confederazione italiana della piccola e media industria privata (CONFAPI), più un rappresentante dei settori Artigianato/PMI individuato, a rotazione annuale, tra i presidenti di Casartigiani, Confederazione Nazionale dell’Artigianato (CNA) e di Confartigianato Imprese, e un rappresentante del settore del commercio individuato, a rotazione annuale, tra i presidenti di Confcommercio e di Confesercenti.

[5] (Ministero degli affari esteri e cooperazione internazionale, 2025)

[6] (SACE, 2026)

[7] (ICE, 2026)

[8] (ISTAT, 2025)

[9] (ISTAT, 2026)  

[10] (ISTAT, 2026)

[11] (ISTAT, 2026a)

[12] Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio.

[13] Il MERCOSUR, che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, è un blocco economico di grande rilevanza in America Latina. L’accordo di libero scambio firmato il 17 gennaio 2026 tra l’Unione Europea e il MERCOSUR ha come obiettivo quello di ridurre le barriere tariffarie e non tariffarie tra le due aree, favorendo l’accesso reciproco ai mercati. Pochi giorni dopo la firma, tuttavia, il Parlamento europeo ha inviato il testo alla Corte di giustizia europea per un parere legale, sospendendone quindi l’applicazione. L’accordo prevede, tra l’altro, l’eliminazione progressiva di dazi sul 91 per cento degli scambi commerciali tra le due aree, per facilitare l’export di prodotti industriali (in particolare automotive e macchinari) e tutelare oltre trecento indicazioni geografiche europee, includendo clausole di sostenibilità. Per l’Italia l’accordo rappresenta un’opportunità di espansione per numerosi settori: nel 2025, i comparti più presenti nei paesi MERCOSUR erano quelli di Macchinari (33,4 per cento dell’export verso questi mercati), mezzi di Trasporto (13,8 per cento), Farmaceutica (9,9 per cento) e Chimica (9,6 per cento).

[14] In occasione del 16° vertice tra l’Unione Europea e l’India, tenutosi a New Delhi il 27 gennaio 2026, è stata annunciata la conclusione dei negoziati per un accordo di libero scambio – avviati nel 2007, sospesi nel 2013 e ripresi, dopo quasi un decennio di pausa, nel 2022. Per entrambe le parti, il raggiungimento dell’intesa significa promuovere un clima di maggiore certezza per gli scambi, per gli investimenti e per le catene di fornitura, e perseguire una minore dipendenza commerciale nei confronti di altri partner.

Il testo concordato tra le parti si pone in linea con gli impegni multilaterali assunti nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Dopo l’approvazione del Consiglio Europeo, le parti potranno procedere con la firma: l’entrata in vigore avverrà presumibilmente nel 2027. Nel frattempo, sono in corso anche delle trattative per un accordo sulla tutela delle indica zioni geografiche e per uno sulla protezione degli investimenti esteri.

[15] Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale - FMI, nel 2025 il Pil indiano è cresciuto del 6,6%.

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