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Iniziative strategiche per il futuro per il rafforzamento dell’export italiano

Data 30/06/2026

Uno tra gli obiettivi rilevanti dell’azione del Governo è rappresentato dall’aumento della presenza nei mercati esteri dell’Italia, al fine di rafforzare la competitività delle nostre imprese a livello internazionale, contribuendo alla crescita del Paese.

Tra le principali iniziative strategiche si possono annoverare:

  • Piano d’azione per l’export italiano nei mercati extra-UE ad alto potenziale;
  • Piattaforma telematica “Piano-Export.gov.it”;
  • Strategia industriale del Made in Italy 2030;
  • Misure del Piano Mattei per l’Africa a sostegno all’export;
  • Sostegno alle imprese durante la crisi del Golfo Persico.

Piano d’azione per l’export italiano nei mercati extra-UE ad alto potenziale

Il Piano per l’export italiano nei mercati extra-UE ad alto potenziale si colloca in una più ampia strategia di politica europea ed internazionale ed è finalizzato a dare impulso alla promozione delle esportazioni italiane dei settori di punta del Made in Italy sui mercati internazionali ad alto potenziale.

Si tratta di un documento dinamico che potrà essere integrato e arricchito attraverso un costante dialogo fra istituzioni e imprese al fine di cogliere ogni opportunità offerta dai mercati internazionali.

È stato adottato dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in sintonia con le agenzie del Sistema Italia e le organizzazioni rappresentative del mondo delle imprese, con l’obiettivo di raggiungere i 700 miliardi di euro di export entro la fine della legislatura.

Il Piano di Azione è stato sviluppato mediante un dialogo costante con il settore privato, in particolare con le associazioni del mondo produttivo, il sistema camerale e grandi imprese a partecipazione pubblica, come Poste Italiane, e verrà attuato in stretta collaborazione con il settore finanziario, in particolare Borsa Italiana, ai fini della promozione delle piccole e medie imprese.

Questo documento è assai rilevante, in quanto la priorità di politica estera del Governo è costituita dalla diplomazia della crescita, ovvero il sostegno a 360 gradi all’export italiano.

Il Piano prevede l’integrazione di diversi strumenti di promozione a disposizione del MAECI, dell’ICE, di Simest, SACE e CDP, alcuni a carattere innovativo.

Nello specifico, il MAECI sta attivando misure gestite da Simest per lo sviluppo dell’export in aree geografiche strategiche con nuove configurazioni dei Fondi 394/81 (Finanziamenti Agevolati per l'Internazionalizzazione) e 295/73 (Contributi agli Interessi)[1] al fine di sostenere i progetti infrastrutturali, le imprese energivore e la crescita delle PMI ICE gestirà il piano “OpportunItalia[2] per la generazione di contatti commerciali per le nostre imprese in 20 mercati, mentre SACE svilupperà la sua push strategy[3] per aprire nuovi sbocchi. Infine, Cassa Depositi e Prestiti rafforzerà le attività volte a favorire l’accesso ai mercati da parte dei nostri operatori, attraverso strumenti di credito all’export e azioni mirate di business matching.

Il Piano mira a diversificare le destinazioni del Made in Italy, accelerando la penetrazione in Paesi extra-UE emergenti ad alto potenziale di crescita e a rafforzare la presenza in mercati maturi dove esistono ancora margini significativi e vi è la possibilità di consolidare e ampliare la presenza dei prodotti italiani.

A tal fine sono state individuate le varie sfere geografiche di azione per tutelare le imprese italiane sui mercati internazionali e aumentarne competitività, soprattutto per far fronte alle attuali sfide geopolitiche: Stati membri ed istituzioni dell’Unione europea, Stati Uniti d’America e ulteriori Partner commerciali europei ed extra-europei.

  • Unione europea

In quest’ambito, sono stati individuati i seguenti obiettivi:

  • rafforzamento della competitività del mercato europeo, mediante una sburocratizzazione e una politica industriale che riduca i costi di produzione e dell’energia;
  • stimolazione degli investimenti privati completando l’Unione dei capitali;
  • adozione di una strategia di rilancio dell’Unione anche stimolando un ruolo proattivo della Banca Centrale Europea (BCE);
  • aumento delle spese per la difesa, anche nell’ottica di rafforzare la cooperazione industriale con gli USA in questo settore;
  • espansione della rete di accordi di libero scambio, che offrono preziose opportunità di diversificazione del nostro export.
  • Stati Uniti d’America

A fronte dell’annuncio di dazi da parte dell’Amministrazione americana, il Piano evidenzia che occorre rafforzare ulteriormente i rapporti economici con gli Stati Uniti, anche in un’ottica di riequilibrio del surplus della bilancia commerciale mediante una “strategia transattiva”, con accordi su gas (GNL) e difesa, anche sotto il profilo degli acquisti.

È fondamentale anche preservare la presenza delle nostre imprese nel mercato americano, anche al fine di mitigare la portata dei dazi americani nei confronti del nostro export. Occorre reagire ai dazi statunitensi in stretto raccordo con la Commissione Europea, utilizzando gli strumenti a disposizione dell’UE e cogliendo ogni occasione per affrontare questi temi attraverso il dialogo e il confronto costruttivo.

  • Ulteriori Partner commerciali europei ed extra-europei

La priorità di politica estera del Governo è rappresentata dal sostegno a 360 gradi all’export italianorilanciando la produzione attraverso, in primo luogo, l’abbattimento del costo dell’energia.

In tale ottica, è importante accelerare la penetrazione delle esportazioni italiane in mercati ad alto potenziale, sostenendo in parallelo l'export anche nei mercati commercialmente maturi.

I Paesi emergenti più promettenti a livello commerciale sono:

  • India;
  • Messico;
  • Brasile (più in generale, Mercosur e America Latina);
  • Turchia;
  • Emirati arabi uniti ed Arabia Saudita (più in generale i Paesi del Golfo);
  • Paesi ASEAN (in particolare Thailandia, Vietnam, Indonesia e Filippine);
  • Taluni Paesi dell’Africa (in particolare Sudafrica e Algeria), Balcani Occidentali (in particolare Serbia) Asia Centrale.

Anche alcuni Paesi industrializzati presentano elevato potenziale commerciale da esplorare:

  • Regno Unito;
  • Svizzera;
  • Giappone;
  • Canada.

Nello specifico, al fine di rafforzare la capacità di penetrazione commerciale delle imprese italiane anche in nuove aree geografiche, la rete diplomatica e consolare del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'Agenzia ICE elaborerà Guide-Paese per la Diplomazia della Crescita, strumenti operativi che offrono informazioni strategiche per accedere ai mercati esteri e promuovere gli investimenti.

Piattaforma telematica “Piano-Export.gov.it”

In quest’ambito, riveste anche particolare importanza il portale ufficiale “Piano-Export.gov.it”, la piattaforma pubblica italiana dedicata al Piano d'azione per l'Export, realizzata dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) per sostenere le imprese nel processo di internazionalizzazione. In particolare, il sito unifica le risorse, i servizi e i finanziamenti statali forniti dai principali attori pubblici del Sistema Italia.

La piattaforma, pensata sia per chi si affaccia per la prima volta ai mercati esteri, sia per le imprese già internazionalizzate che vogliono espandere la propria presenza o diversificare le destinazioni, rappresenta un punto di riferimento unico per orientarsi tra le opportunità, i servizi e gli strumenti messi a disposizione da MAECI, Agenzia ICE, SIMEST, SACE e CDP, in collaborazione con le Regioni e le Camere di Commercio, con l’obiettivo di accompagnare le imprese italiane nei percorsi di espansione e consolidamento all’estero e raggiungere così gli obiettivi di crescita dell’export italiano individuati nel Piano d’azione.

Strategia industriale del Made in Italy 2030

Un ulteriore strumento elaborato per definire meglio la politica italiana per l’export è stato il Rapporto “Made in Italy 2030 per una nuova strategia industriale”, il quale risponde ad una realtà industriale profondamente cambiata e dinamica, che si confronta con modelli internazionali quali USA e Cina.

Tale rapporto valorizza le eccellenze su cui si fonda il modello industriale nazionale, le c.d. 5 A: agroalimentare, abbigliamento, arredo, automazione e automotive, approfondendo anche le grandi opportunità legate ai cinque settori emergenti che rappresentano il “nuovo Made in Italy”, ossia economia della salute, economia dello spazio e della difesa, economia blu e cantieristica, turismo e tempo libero, industrie culturali e creative. Tale valorizzazione viene messa in atto tracciando strategie con gli obiettivi da conseguire entro il 2030 per rafforzare la competitività nazionale, sostenere la crescita industriale e accompagnare le transizioni in atto, indicando priorità di intervento e linee di politica industriale.

Il rapporto “Made in Italy 2030” evidenzia, osservando gli ultimi dati disponibili relativi al terzo trimestre del 2025, come l’Italia si collochi al quarto posto nella classifica dei principali esportatori di merci del mondo, con circa 189 miliardi di dollari di export, superando il Giappone e la Corea del Sud, dietro alle due superpotenze mondiali, la Cina e gli Stati Uniti, e alla Germania.

Nel 2023, tra i principali esportatori, l’Italia si collocava al terzo posto per apertura commerciale, con una quota di export di beni sul PIL pari al 28,9%, dietro Germania (37,3%) e Corea del Sud (36,6%), ma davanti a Francia (22,8%), Cina (17,9%), Giappone (17,1%) e Stati Uniti (7,5%)[4]Nel 2023, l’Italia si posizionava, pertanto, al terzo posto sia per quota di export (circa 463 miliardi di euro), che per numero di prodotti (517)[5].

Tabella 2: Classifica 2023 per quota delle esportazioni “Made in” d’eccellenza sul totale dell’export

Posizione

Paese

Quota export “Made in” d’eccellenza

Indice di specializzazione medio[6]

Export “Made in” d’eccellenza (milioni di euro)

N° prodotti “Made in” d’eccellenza

Giappone

87,8%

-22

536.916

445

Cina

87,0%

104

2.648.795

737

Italia

78,2%

7

463.263

517

Messico

78,1%

0

380.888

245

Germania

70,3%

12

1.053.230

487

Canada

68,5%

-7

318.684

247

USA

68,2%

-43

1.095.492

535

Paesi Bassi

65,8%

4

403.010

498

Belgio

64,2%

-17

362.177

443

10°

Francia

63,9%

12

362.177

443

11°

UK

61,3%

-28

276.629

405

12°

UAE

59,6%

61

300.838

154

Fonte: (Ministero delle imprese e del Made in Italy, 2026)

Dal grafico, si evince che l’Italia ha una specializzazione media, ma molto diffusa, grazie all’ampia quota di export “Made in” d’eccellenza sul totale, insieme alla Cina; il Giappone e il Messico mostrano invece ampia diffusione ma una bassa specializzazione; altri Paesi, come Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Stati Uniti e Canada, risultano meno specializzati e con export “Made in” non particolarmente diffuso e Francia, Germania e soprattutto Emirati Arabi Uniti sono molto specializzati in pochi prodotti.

In tale contesto, la manifattura rappresenta circa l’80% delle esportazioni italiane.

Nel periodo 2014-2024, le esportazioni italiane di beni sono cresciute del 27,2%. Tale crescita è il secondo miglior risultato tra i principali esportatori mondiali, di poco superiore a quella degli Stati Uniti e inferiore solo a quella della Cina.

Il Made in Italy di eccellenza include, oltre ai settori tradizionali (mobili, macchinari, alimentare, moda), anche i prodotti della farmaceutica, la cantieristica e l’aerospazio, ponendosi, pertanto, come concetto dinamico, la cui composizione si modifica con l’evoluzione delle specializzazioni settoriali e nel 2024 ha generato:

  • 419,4 miliardi di euro di esportazioni;
  • 691,7 miliardi di euro di fatturato complessivo (dato 2022).

Oltre alla specializzazione, il sistema di imprese esportatrici italiane è uno dei più diversificati al mondo, poiché esse non si concentrano in un unico settore, esportando invece un’ampia varietà di prodotti. L’Italia esporta la quasi totalità delle categorie merceologiche scambiate a livello globale: su 5.388 beni scambiati nel commercio internazionale, il nostro Paese ne esporta 5.311 (il 98,6%). Le esportazioni italiane detengono il primato su un gran numero di prodotti: nel 2023 l’Italia si è collocata al quarto posto per numero di prodotti per i quali è il principale esportatore, ben 203, superando India (163), Giappone (127) e Francia (111)[7]. Si combinano, pertanto, specializzazione e diversificazione settoriale e geografica.

Piano Mattei per l’Africa – sostegno all’export

L’Africa negli ultimi anni sta vivendo importanti transizioni dal punto di vista economico, sociale, politico e demografico, con cambiamenti destinati a proseguire ed evolversi anche nei prossimi decenni, rendendolo una regione dalle grandi opportunità, soprattutto per le imprese italiane.

A livello strategico, per rafforzare la competitività internazionale delle imprese italiane con interessi strategici nel continente africano, il Governo ha promosso, nell’ambito del Piano Mattei, la Misura Africa[8]. La finalità di questa misura è sostenere gli investimenti produttivi e commerciali delle imprese, compresi quelli per la digitalizzazione e la sostenibilità, nonché la formazione e l’inserimento lavorativo del personale locale nelle imprese italiane operanti in Africa.

Lo strumento consente il finanziamento di spese volte a rafforzare la solidità patrimoniale dell’impresa, anche in Italia, nonché di spese strettamente connesse alla realizzazione degli investimenti, tra cui le spese per la formazione del personale africano in Italia o in Africa, spese di viaggio, di ingresso e di regolarizzazione in Italia per l’assunzione, e spese per contratti di lavoro destinati alla formazione e all’inserimento lavorativo nei territori esteri in cui le imprese operano.

Dal 25 marzo 2025 i requisiti di accesso sono stati estesi anche a imprese non esportatrici, che intendono investire in Africa. Inoltre, è stata estesa l’offerta con nuove spese finanziabili legate al rafforzamento della solidità patrimoniale e alla formazione del personale.

Tale misura è rivolta alle imprese italiane che:

  • intendono impegnarsi ad effettuare investimenti in Africa;
  • che siano stabilmente presenti, esportino, si approvvigionino nel continente africano;
  • che siano stabilmente fornitrici delle predette imprese.

Mentre l’importo minimo dell’intervento agevolativo è pari a 10.000 euro, l’importo massimo che può essere richiesto è pari al minore tra:

  • il 35% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci;
  • 500.000 euro per le micro imprese;
  • 2.500.000 euro per le PMI e start-up innovative;
  • 5.000.000 euro per le altre imprese.

La quota massima a fondo perduto può essere di ammontare:

  • fino al 20% dell’importo complessivo dell’intervento agevolativo richiesto fino a un massimo di 200.000 euro, per le imprese con almeno una sede operativa costituita da almeno 6 mesi in una regione del Sud Italia o da start-up innovative o PMI innovative;
  • fino al 10% dell’importo dell’intervento agevolativo richiesto fino a un massimo di 100.000 euro.

Inoltre, occorre citare, dall’avvio del Piano Mattei, l’impegno di SACE, che ha concesso 3,6 miliardi di euro di garanzie, consentendo la realizzazione di circa 18,5 miliardi di euro di investimenti e progetti in Africa, coinvolgendo filiere strategiche, dall’agroalimentare all’energia, dalla meccanica strumentale alle infrastrutture, fino all’automotive e alla chimica, rafforzando la crescita sostenibile e la competitività del Made in Italy nei mercati africani[9]. SACE ha, inoltre, attivato la Task Force Africa, un approccio integrato che combina iniziative commerciali, un team dedicato con presenza sul territorio e attività di accompagnamento alle imprese. Il compito di tale Task Force è:

  • rafforzare gli strumenti operativi, attraverso iniziative concrete, quali il parere di assicurabilità gratuito per le operazioni di Credito Fornitore in tutti i 18 Paesi del Piano Mattei, al fine di accelerare lo sviluppo di nuove operazioni nei mercati africani;
  • potenziare la copertura territoriale, con un maggior presidio del network di export advisor in Paesi come Ghana e Kenya, in linea con l’estensione geografica del Piano Mattei oltre che in Nigeria e in Sud Africa;
  • attivare canali dedicati alle imprese, tra cui un team di risorse specializzate e una casella di contatto unica;
  • rafforzare le attività di accompagnamento attraverso business forum, l’organizzazione di iniziative di business matching con controparti africane e programmi di formazione specialistica come l’Africa Champion Program.

Sostegno alle imprese durante la crisi del Golfo Persico

Più recentemente, la crisi del Golfo Persico ha turbato il sistema economico ed industriale di molti Paesi. Per contrastare tali effetti avversi, il Governo ha introdotto, con il decreto-legge n. 38 del 27 marzo 2026 (c.d. “Decreto Fiscale”), recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica”, convertito in legge dalla legge n. 88 del 22 maggio 2026, un incentivo a favore delle imprese che abbiano subito impatto negativo a causa del rincaro dei costi energetici o ad una diminuzione del fatturato o dei flussi di cassa in relazione al conflitto nell’area del Golfo Persico.

La misura, da erogare alle imprese che presenteranno domanda entro il 31 dicembre 2026, consiste in un contributo a fondo perduto fino al 20% (30% per le PMI) dell'intervento complessivo concesso a favore delle imprese italiane che operano sui mercati esteri, anche al di fuori dell'UE, secondo la disciplina dei finanziamenti agevolati di cui al cd. "Fondo 394/1981”.

 Le erogazioni relative ai cofinanziamenti a fondo perduto sono autorizzate nel limite massimo di 160 milioni di euro per l’anno 2026 e di 140 milioni per l’anno 2027.

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[1] Si tratta di due principali strumenti pubblici italiani gestiti da SIMEST per sostenere l'internazionalizzazione, la crescita e l'export delle imprese. Entrambi sono amministrati da un apposito Comitato Agevolazioni. Il Fondo 394/81 eroga finanziamenti a tasso agevolato, spesso abbinati a una quota di contributo a fondo perduto. È destinato alle PMI e Mid-Cap italiane che investono in specifici progetti di crescita. Il Fondo 295/73 sostiene le esportazioni di beni e servizi a medio e lungo termine, generalmente superiori ai 24 mesi, in tutto il mondo. Si concentra sulla competitività finanziaria dell'esportatore.

[2] Programma strategico promosso dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) e dall'ICE (Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane). Nato per potenziare l'export e il Made in Italy, il progetto supporta le PMI italiane a trovare nuovi sbocchi commerciali nei mercati internazionali.

[3] Si tratta di una strategia per supportare lo sviluppo di nuove opportunità di esportazione del Made in Italy, in particolare dedicata alle PMI.

[4] (Ministero delle imprese e del Made in Italy, 2026, p. 64), dati rilevati dal Centro Studi Confindustria; (Carapella et al., 2025).

[5] (Ministero delle imprese e del Made in Italy, 2026, p. 66), dati elaborazione riportati dal Centro Studi MIMIT su dati Trade Map, 2025. I prodotti specializzati sono stati individuati a livello HS 4 Digit.

[6] Valori moltiplicati per mille.

[7](Ministero delle imprese e del Made in Italy, 2026, p. 68).

[8] Misura prevista ai sensi dell’art. 10 del decreto-legge n. 89 del 29 giugno 2024; cfr. Finanziamenti agevolati per il potenziamento dei mercati africani - Piano di azione per l'export.

[9] (SACE, 2025)

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