Equità intergenerazionale e qualità della normazione
Con l’obiettivo di evitare che le decisioni politiche gravino eccessivamente sulle generazioni future, la legge n. 167 del 10 novembre 2025 recante “Misure per la semplificazione normativa e per il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 14 novembre 2025, prevede, per la prima volta in Italia, l’obbligo della valutazione di impatto generazionale (VIG).
Per la prima volta, la sostenibilità sociale e ambientale diventa una componente strutturale del processo legislativo, al pari della sostenibilità economica, mettendo in pratica la riforma costituzionale del 2022, quando l’articolo 9 della Costituzione inserì la tutela dell’ambiente e delle generazioni future tra i valori fondanti della Repubblica.
In particolare, si stabilisce che per gli atti del Governo, con esclusione dei decreti-legge, diventi necessaria la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) e venga realizzata una valutazione preventiva degli atti normativi, che tenga conto dell’impatto sociale, ambientale ed economico sulle giovani generazioni e su quelle che verranno, con particolare attenzione al principio dell’equità intergenerazionale.
La VIG viene integrata all’interno dell’analisi di impatto della regolamentazione prevista dalla legge n. 246/2005 e diventa obbligatoria ogni volta che un provvedimento determina effetti significativi a carico delle generazioni più giovani, in relazione all’ambiente, qualità della vita, sviluppo economico e diritti sociali.
La legge istituisce l’Osservatorio nazionale per l’impatto generazionale delle leggi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
L’Osservatorio svolge attività di monitoraggio, analisi e studio, oltre a formulare proposte sugli strumenti necessari per definire e attuare gli obiettivi previsti dall’articolo 4.
Queste nuove misure potranno rendere la normazione più consapevole e più vicina alla vita reale di cittadine e cittadini, di oggi e di domani. È un invito a pensare le politiche pubbliche non solo per chi c’è, ma anche per chi verrà, in un cammino comune verso un futuro più equo e inclusivo.